E anche quest’anno siamo arrivati al 25 aprile. La festa più contestata della Repubblica Italiana.
Come ogni anno, anche quest’anno scatta la discussione: “è una festa di tutti” dice uno… “è la festa dell’Italia” dice un altro… “è una festa faziosa” dice un terzo…
Chi va in visita alle tombe dei partigiani, chi a quelle dei soldati americani, chi nelle città medaglie d’oro al valore…
Chi va nelle piazze sventolando bandiere, prevalentemente rosse, chi invece la evita per paura d’esser fischiato, o perchè addirittura la disprezza, e chi ci va perchè il ruolo istituzionale lo costringe…
Insomma, anche quest’anno polemiche.
Polemiche sterili, forzatamente raffreddate da dichiarazioni di stampo “volemose bene”.
Tutto a dimostrazione che questa festa, di “italiano” (in senso patriottico), ha poco. Molto poco.
I tentativi stessi di renderla la festa di tutti sono la prova che in fondo non è la festa di tutti. Se no non ci sarebbe bisogno di (riba)dirlo ogni anno.
Allora perchè non lo è?
Perchè è un simbolo. Il simbolo di una lotta nobile nei fini, ma tristemente gestita da un popolo (il nostro) che non ha mai smesso di fare i conti con il proprio passato. E li ha fatti pure male.
Altro che tedeschi.
Loro hanno avuto il nazismo, che rispetto al fascismo è stato peggio.
Loro hanno avuto il Paese letteralmente spaccato in due; sono stati divisi da un muro; sono stati occupati da forze straniere. E non forze qualunque, ma capitalisti da una parte e comunisti dall’altra.
Eppure il 3 ottobre, da quando il “loro” simbolo è crollato e si sono riunificati, la festa è diventata subito di tutti…
Invece a sud delle Alpi, ancora polemiche tra nostalgici affliti da cecità storica, civile e mentale.
E si pretende di parlare di 25 aprile come festa di tutti?
La Resistenza, quella sì, è di tutti.
Il 25 aprile, purtroppo, no. Il 25 aprile ha perso il suo significato originario e ne ha assunto uno deviato.
Per colpa di chi?
Per colpa di una parte di sinistra, che da sempre l’ha considerata una festa sua. Magari di nascosto, ma l’ha sempre considerata sua, permettendosi di fischiare chiunque non si presentasse vestito di rosso all’appuntamento.
Per colpa di una parte di destra, che non è mai stata capace di accettarla come festa di tutti, preferendo coltivare un’attitudine nostalgica e lasciando il territorio al presunto nemico. Avallando in questo modo la teoria che la festa fosse effettivamente solo di una parte. Mentre la Resistenza ha fatto un piacere proprio a tutti.
E poi ancora le gare a dire “La Resistenza l’hanno fatta i partigiani comunisti” e “No, nella Resistenza c’erano anche cattolici, liberali, persino americani“.
E allora?
Perchè è sempre così difficile, per un nostalgico di sinistra, ammettere che alla Lotta di Resistenza hanno partecipato anche dei preti, dando un notevole contributo alla causa?
Perchè è sempre così difficile, per un aficionado di destra, accettare il palese fatto che la Resistenza sia stata prevalentemente comunista con effetti benefici per tutti?
No, non si può.
I muri in Germania erano di cemento ma sono crollati. Qui erano meno pesanti, ma sono rimasti.
Io proporrei di abolirla, questa festa disgregante.
Non perchè rappresenti un valore sbagliato. Tutt’altro. Il Valore è da difendere strenuamente. Ricordarlo.
Si potrebbe mantenere il nome “Giorno della Liberazione”, ma senza festeggiarlo (tanto per i lavoratori, a distanza di una settimana c’è il primo maggio, altro punto dolente).
Perchè la Resistenza è e resta un Valore. Tuttavia, quel valore, è stato tradito da tutti noi. Di qualsivoglia parte. Che non abbiamo saputo dargli il valore che aveva, rendendolo una questione personale anzichè nazionale.
Io proporrei di abolirla. Così, con decisione drastica.
E sostituirla con il 9 luglio. Il 9 luglio 2006.
Perchè, sinceramente, noi ci sentiamo fortemente italiani e uniti solo per un mese ogni 4 anni. E’ giusto, quindi, celebrare il giorno in cui quel mese viene completato con una vittoria planetaria che vede gente di destra e di sinistra, del nord e del sud, abbracciarsi in un frullato di bandiere bianche, rosse e verdi.
E ricordare così le nostre vere vittorie.
Perchè d’altronde, come disse Churchill: “Gli italiani perdono le guerre come fossero partite di calcio e le partite di calcio come fossero guerre”.
Certo, qualcuno potrebbe obiettare “perchè non l’11 luglio 1982?”
Bè, vuoi mettere sconfiggere i francesi?…