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Un bamboccione che fa no, no, no

(Pubblicato su Facebook il 27 gennaio 2010)

Lo disse Padoa Schioppa, l’ha ripetuto Brunetta. A questo punto, si può dire che i giovani siano ufficialmente bamboccioni bipartisan.

Io credo, in tutta sincerità, che nessuno dei due abbia voluto insultare un’intera generazione, sebbene non sia la goliardia ciò che io mi aspetto da un Ministro della Repubblica.
non fermarti alle prime righe, continua…

E’ tutto merito mio

Meritocrazia, parola complicata.
Meritocrazia, parola spaventosa.
Meritocrazia, parola erudita.
Meritocrazia, parola ricercata.

Meritocrazia, parola soprattutto inflazionata.
non fermarti alle prime righe, continua…

E io scrivo…

E’ domenica. E’ estate. E’ il 2 agosto. Fa caldo.

E’ tempo di spensieratezza, di svago, di divertimento. Voglia di non pensare. Di non far niente. Di rilassarsi. Di lasciare alle spalle i problemi.

Le scuole sono finite, gli esami universitari pure. Molti lavoratori prendono ferie, vanno in vacanza. Certo, molti altri in questi giorni stanno ancora lavorando, ma sicuramente sono pochi a fare una tirata unica da giugno a settembre in uffici, fabbriche, negozi o studi.
non fermarti alle prime righe, continua…

La morte del sapere

Lo scorso giovedì 18 giugno, all’età di 80 anni, è morto il sociologo e filosofo tedesco Ralf Dahrendorf. Probabilmente, uno dei più grandi pensatori del Novecento.

Non è però per parlare di lui, che scrivo. Su internet vi sono numerosi siti su cui è possibile trovare informazioni sul suo conto. Sicuramente molto più dettagliate e approfondite di quelle che potrei dare io.
non fermarti alle prime righe, continua…

De Velinae Intelligentia

Venerdì sera ho visto uno stralcio di Matrix. Per la precisione, i 30-40 minuti finali. Ospiti in studio: Carlo Rossella, Laura Freddi, Maddalena Corvaglia e Giorgia Palmas, con un’apparizione di Gabriele Cirilli. Non so se a inizio puntata vi fosse qualcun altro in sala, ma non è questo il punto.

L’argomento di discussione era il valore intellettuale di una velina, se possa o non possa fare politica, se sia solo un oggetto del desiderio o se nonostante il lavoro di immagine possa essere considerata persona colta o, meglio, intelligente.

Tra i servizi, alcune interviste a diversi giovani e un test di cultura generale ad una manciata di studentesse universitarie di varie facoltà di Roma La Sapienza.

L’argomento era ed è tutt’ora scottante. Importante. Determinante. Dopo le candidature alle elezioni europee di alcune donne che, in un passato recente, avevano avuto alcune apparizioni televisive, l’Italia si è spaccata in due.

Da un lato, i sostenitori di una condotta più etica, che non sopporta la presenza di showgirls e guitti sulla scena politica. Dall’altro i sostenitori di una condotta più democratica, che spalanca a qualunque cittadino le porte della Res Publica.

Generalizzando in due frasi questa spaccatura: “Le veline sono sceme” – “Le veline non sono sceme”.
E giù con i dibattiti su giornali e tv, riassumendo nella parola “Velina” ogni donna giovane e di bell’aspetto che per lavoro si è prevalentemente occupata di intrattenimento televisivo leggero.

Lo schema è quello classico: una parte politica offre un argomento, l’altra parte si oppone. Entrambi portano esempi più che validi a sostegno della propria causa. Al popolo viene chiesto di schierarsi.

Siccome, come detto, ogni motivazione ha in sè delle verità difficilmente contestabili, è dura dare ragione all’uno o all’altro. Allora che si fa? Ci si arrocca sulle proprie posizioni politiche. E’ la logica del confronto.

Naturalmente, ci si arrocca solo dopo aver dicusso (prevalentemente in modo aprioristico). Il popolo non è scemo; tuttavia, alla fine si arrocca.

Una partita a scacchi (anche se al tavolo ci sono pochi Kasparov). Le pedine sono esattamente identiche. La forma, i movimenti, la tecnica dell’arrocco, tutto uguale. Cambiano solo i colori. Scegli: bianco o nero. Prima i pedoni discutono, e poi viene l’arrocco, perchè i pezzi sono decimati e non c’è più nulla da dire.

Lo stesso è accaduto e sta accadendo con l’argomento “Veline & Politica”.

Il punto non è però se una showgirl abbia o meno le carte in tavola per fare politica. E’ pacifico che le abbia. Dal momento che è cittadina italiana ha il diritto di fare politica. Rivera era un calciatore, e fa politica in quanto cittadino italiano. Sgarbi è un critico d’arte, e fa politica in quanto cittadino italiano. Berlusconi è un imprenditore. Zanicchi è una cantante. Cofferati era un sindacalista. Prodi era un professore. Fini era un giornalista. Bebo Storti è un attore. Si potebbe andare avanti per ore, con nomi noti e meno noti. Tutti, in quanto cittadini italiani, esercitano il diritto di fare politica attiva.

Le showgirls quindi possono fare politica. E come per tutti quanti, si può discutere sulle loro capacità, o sulle idee che esprimono. Non certo sul loro diritto a fare politica.

Qui viene il punto caldo. Non è di diritti che si discute, quindi. Piuttosto, di capacità. Di competenze.

Una velina ha le competenze per fare politica? Molti dicono di no, perchè la frivolezza del loro lavoro non lascia trasparire molte capacità in merito a gestione della cosa pubblica. Molti altri dicono di sì, perchè per quanto il lavoro sia frivolo, ciò non presuppone anche scarse doti intellettive o culturali. Alcune studiano, altre sono già laureate.

D’altronde, per riportare gli esempi di Rivera, Bebo Storti e Zanicchi, i principali lavori da questi svolti non richiedono lauree. Uno è sportivo, uno e attore, l’altra artista. Ciò non impedisce loro di essere persone intelligenti. Il fatto che abbiano o meno una laurea può essere secondario.

Allora una velina ha le competenze per fare politica? Certo, può averle. Se io ballo in modo accattivante, mostrando le forme del mio corpo più o meno coperte, in un frullato di sorrisi e strizzatine d’occhio, ciò non è necessariamente indice di scarsa intelligenza o di mancanza di cultura. Faccio solo il mio lavoro.

Non si può generalizzare con l’equazione semplicistica Velina=Frivolezza o Velina=Ignoranza. Dimostra altrettanta ignoranza.

Io non conosco Maddalena Corvaglia e Giorgia Palmas personalmente. Come faccio a dire se sono persone intelligenti o meno? Come faccio a dire se sono persone colte o meno? Come faccio a dire se sono persone competenti o meno? Dovrei ascoltarle parlare. Dovrei vederle in azione sotto il profilo politico. Come vale per chiunque altro.

E’ naturale che tra Rita Levi Montalcini ed Elisabetta Canalis vi siano differenze. Alcuni aspetti sono nettamente a favore di Levi Montalcini, altri nettamente a favore di Canalis. Ed è naturale che, senza nulla togliere a Elisabetta Canalis (che di certo avrà poco da obiettare a riguardo), sul piano intellettuale Rita Levi Montalcini è qualche spanna al di sopra.

L’equazione di fondo che porta, nel complesso, a preferire in politica una persona come Rita Levi Montalcini piuttosto che una persona come Elisabetta Canalis è dettata dal senso comune, il quale tende a porre la cultura su un piano superiore rispetto allo spettacolo e al varietà. Tutto comunque indipendentemente dalla singola persona che può avere doti politiche nascoste, avulse dal lavoro svolto.

Il problema, quindi, non è il valore della persona in sè. Lo scervellarsi e il massacrarsi di dibattiti su questo argomento non porterà mai e poi mai a nulla. Una scienziata più che trentenne sarà con moltissima probabilità più intelligente (in senso tecnico) di una showgirl con meno di trent’anni, e una showgirl avrà sempre e comunque gli stessi diritti di partecipazione politica di una scienziata.

Parafrasando Clinton: “That’s Democracy, stupid”.

La questione è un’altra. La questione non è ciò che la Velina “é” bensì ciò che la Velina “rappresenta”.

Non si discute della persona, ma del personaggio. Le persone dello spettacolo, proprio per il loro lavoro, non “sono” ma “rappresentano”. Metaforicamente parlando, un attore può essere la persona più buona del mondo e interpretare la parte di Iago nell’Otello.

Le persone dello spettacolo, dunque, in quanto artisti, inviano messaggi. Continuamente. Soprattutto i personaggi della televisione. Strumento che ha sempre agito come punto di riferimento della società e che nell’Italia degli ultimi quindici-vent’anni l’ha fatta da padrona nel modellare gli stili di vita.

Non si dovrebbe discutere della capacità di una showgirl di fare politica, ma del fatto che una showgirl deve rendersi conto che se ha passato gli ultimi sei anni a fare un lavoro in cui la dote richiesta è muoversi sinuosamente, truccarsi e sorridere, non può pretendere che la gente accetti di sana pianta la sua candidatura politica.

E’ normale storcere il naso. Anche perchè, a conferma di quanto detto, nel momento in cui viene utilizzata in loro difesa la motivazione che “sono intelligenti, sono laureate, hanno studiato” (cosa in cui si può credere), gioco forza si sottintende e si ammette che per svolgere un compito politico siano necessari intelligenza, studi e titoli.

E’ l’assurdo fatto a forma di popolo! Mentre non si menziona nessuna capacità culturale e politica al momento della candidatura di una persona, nell’istante in cui ne viene contestata la competenza allora si portano alla luce esperienze e studi fatti.

Allora queste cose contano? O non contano? Il messaggio che si vuole mandare è la competenza tecnica o la popolarità? Perchè si dice “E’ una Velina ma ha la laurea” anzichè “E’ una laureata e fa anche la Velina”?

Agendo come si sta agendo, si invia il messaggio che ciò che conta sia la popolarità, incondizionata. Poi, se mai, anche le abilità politiche.

Una Velina può avere anche sei premi Nobel. Ma io, cittadino italiano in prossimità di elezione, vedo una persona che muove un bel sedere, ride e non esprime mezzo concetto culturale. Se non che ama i cani e che dentro è rimasta semplice.

Posso avere dei dubbi sulle sue capacità politiche?

Dal momento che nel nostro Paese ci sono un sacco di ottimi laureati a pieni voti – ma disoccupati o impiegati in lavori non proprio consoni alle loro capacità – se una Showgirl (o un Principe che ha danzato sotto le stelle e non sa parlare un ottimo italiano) viene candidata alle elezioni di punto in bianco, può sorgere il dubbio a me e ad altri cittadini che nel nostro Paese ciò che conta non è la capacità ma la popolarità?

E’ sbagliato pensare a priori che le Veline siano stupide. Fortemente sbagliato. La professione che hanno scelto richiede loro di ballare, sorridere, vestirsi alla moda, essere belle e provocanti. Il fatto che non siano richieste altre competenze, però, non implica che loro non le abbiano.

Tuttavia è vero che l’assenza di competenze “intellettive” (sempre in senso tecnico), non è un ostacolo a fare la Velina. Quindi, mentre una Velina è per forza di cose bella e abile a muoversi a tempo di musica, non è altrettanto scontato il fatto che abbia le capacità per entrare in politica.

Al mio posto, Aristotele avrebbe riassunto tutto il mio scritto in questo messaggio:

“Se sei bella, sai ballare e sorridi, puoi fare la Velina.
Se fai la Velina, puoi entrare in politica.
Se sei bella, sai ballare e sorridi, puoi entrare in politica.”

Senza dubbio, questa semplificazione può non corrispondere alla realtà. Non è detto che siano la popolarità e l’immagine ad essere determinanti.
Ma questo è il messaggio che ci giunge e, nell’era della comunicazione, il messaggio è la realtà.

Sarebbe l’ora di rivedere questo dannoso sillogsmo, che ormai si è insinuato nella nostra società.

Buon 25 aprile

E anche quest’anno siamo arrivati al 25 aprile. La festa più contestata della Repubblica Italiana.

Come ogni anno, anche quest’anno scatta la discussione: “è una festa di tutti” dice uno… “è la festa dell’Italia” dice un altro… “è una festa faziosa” dice un terzo…

Chi va in visita alle tombe dei partigiani, chi a quelle dei soldati americani, chi nelle città medaglie d’oro al valore…

Chi va nelle piazze sventolando bandiere, prevalentemente rosse, chi invece la evita per paura d’esser fischiato, o perchè addirittura la disprezza, e chi ci va perchè il ruolo istituzionale lo costringe…

Insomma, anche quest’anno polemiche.
Polemiche sterili, forzatamente raffreddate da dichiarazioni di stampo “volemose bene”.

Tutto a dimostrazione che questa festa, di “italiano” (in senso patriottico), ha poco. Molto poco.
I tentativi stessi di renderla la festa di tutti sono la prova che in fondo non è la festa di tutti. Se no non ci sarebbe bisogno di (riba)dirlo ogni anno.

Allora perchè non lo è?

Perchè è un simbolo. Il simbolo di una lotta nobile nei fini, ma tristemente gestita da un popolo (il nostro) che non ha mai smesso di fare i conti con il proprio passato. E li ha fatti pure male.

Altro che tedeschi.

Loro hanno avuto il nazismo, che rispetto al fascismo è stato peggio.

Loro hanno avuto il Paese letteralmente spaccato in due; sono stati divisi da un muro; sono stati occupati da forze straniere. E non forze qualunque, ma capitalisti da una parte e comunisti dall’altra.

Eppure il 3 ottobre, da quando il “loro” simbolo è crollato e si sono riunificati, la festa è diventata subito di tutti…

Invece a sud delle Alpi, ancora polemiche tra nostalgici affliti da cecità storica, civile e mentale.

E si pretende di parlare di 25 aprile come festa di tutti?

La Resistenza, quella sì, è di tutti.

Il 25 aprile, purtroppo, no. Il 25 aprile ha perso il suo significato originario e ne ha assunto uno deviato.

Per colpa di chi?

Per colpa di una parte di sinistra, che da sempre l’ha considerata una festa sua. Magari di nascosto, ma l’ha sempre considerata sua, permettendosi di fischiare chiunque non si presentasse vestito di rosso all’appuntamento.

Per colpa di una parte di destra, che non è mai stata capace di accettarla come festa di tutti, preferendo coltivare un’attitudine nostalgica e lasciando il territorio al presunto nemico. Avallando in questo modo la teoria che la festa fosse effettivamente solo di una parte. Mentre la Resistenza ha fatto un piacere proprio a tutti.

E poi ancora le gare a dire “La Resistenza l’hanno fatta i partigiani comunisti” e “No, nella Resistenza c’erano anche cattolici, liberali, persino americani“.

E allora?

Perchè è sempre così difficile, per un nostalgico di sinistra, ammettere che alla Lotta di Resistenza hanno partecipato anche dei preti, dando un notevole contributo alla causa?

Perchè è sempre così difficile, per un aficionado di destra, accettare il palese fatto che la Resistenza sia stata prevalentemente comunista con effetti benefici per tutti?

No, non si può.

I muri in Germania erano di cemento ma sono crollati. Qui erano meno pesanti, ma sono rimasti.

Io proporrei di abolirla, questa festa disgregante.

Non perchè rappresenti un valore sbagliato. Tutt’altro. Il Valore è da difendere strenuamente. Ricordarlo.

Si potrebbe mantenere il nome “Giorno della Liberazione”, ma senza festeggiarlo (tanto per i lavoratori, a distanza di una settimana c’è il primo maggio, altro punto dolente).

Perchè la Resistenza è e resta un Valore. Tuttavia, quel valore, è stato tradito da tutti noi. Di qualsivoglia parte. Che non abbiamo saputo dargli il valore che aveva, rendendolo una questione personale anzichè nazionale.

Io proporrei di abolirla. Così, con decisione drastica.

E sostituirla con il 9 luglio. Il 9 luglio 2006.

Perchè, sinceramente, noi ci sentiamo fortemente italiani e uniti solo per un mese ogni 4 anni. E’ giusto, quindi, celebrare il giorno in cui quel mese viene completato con una vittoria planetaria che vede gente di destra e di sinistra, del nord e del sud, abbracciarsi in un frullato di bandiere bianche, rosse e verdi.

E ricordare così le nostre vere vittorie.

Perchè d’altronde, come disse Churchill: “Gli italiani perdono le guerre come fossero partite di calcio e le partite di calcio come fossero guerre”.

Certo, qualcuno potrebbe obiettare “perchè non l’11 luglio 1982?”

Bè, vuoi mettere sconfiggere i francesi?…