Immaginate di andare al ristorante. E’ una bella serata e avete deciso di uscire e mangiare fuori, per rompere la monotonia quotidiana. Per cambiare un po’.
Nella vostra città ci sono molti locali. Etnici, tradizionali, di lusso, alla buona, eccetera. Avete l’imbarazzo della scelta.
“Stasera – dite – voglio mangiare cucina tipica italiana”. Cercate quindi cosa la città offre (potete chiedere a Claudio Bisio, se necessario) e infine prendete la vostra decisione.
Entrate nel ristorante e chiedete al cameriere un buon tavolo vicino alla finestra, per poter guardare fuori. Gentilmente, lui vi accompagna ad un tavolino rotondo e vi fa accomodare dicendo: “Torno subito con il menù, signore”. Nel frattempo, sgranocchiate qualche grissino, per ingannare l’attesa.
Passano pochi minuti e arriva la lista dei cibi. Purtroppo per voi, però, c’è un però.
La lista è decisamente scarna. Solo due grosse portate e qualche altro piccolo sfizio di contorno. Voi, con il foglio davanti agli occhi, rimanete ovviamente stupiti.
Nessuna scelta, se non un piatto di “panzerotti del locandiere” e uno di “paccheri domenicali”. Piatti sconosciuti, con nomi vaghi, i cui ingredienti sono a voi totalmente ignoti.
Chiedete dunque al cameriere cosa contengano e in tutta risposta lui vi dice: “I panzerotti del locandiere possono contenere pancetta, sugo, aglio, salsiccia, broccoli, miele, cioccolato, uva, cipolla, salmone e curry. I paccheri domenicali invece possono contenere pesto, marmellata, uovo, cernia, manzo, gamberi, capperi, carciofini, funghi, banane e couscous”.
La vostra reazione non può essere che una: “A parte la disgustosa accozzaglia di cibo e sapori da voltastomaco, ma mi potrebbe spiegare cosa intende con “possono contenere”? Cosa vuola dire?”
Il cameriere, prontamente, ribatte con un sorriso: “Vuol dire che lei sceglie il piatto e poi il cuoco, in cucina, decide quali ingredienti utilizzare, tra quelli che le ho elencato”.
“A mia insaputa? Cioè, senza consultarmi?”
“Bè, lei ha scelto il piatto, e sa quali ingredienti possono esserci. Non le sembra già abbastanza?”
Ebbene, chiunque di voi si alzerebbe e se ne andrebbe.
Eppure.
Eppure non è così. Non potete cambiare ristorante. Siete costretti a stare lì, di fronte a quella scelta. Pena, il digiuno.
Eh, già. Perché quando voi andate al Ristorante Italia e vi trovate davanti ad un piatto di PdL o un piatto di PD, l’unica cosa che vi resta da fare è scegliere il piatto. Sarà poi il cuoco a decidere quali saranno gli ingredienti che comporranno il piatto.
Si chiama “menu italiano” o più precisamente “Legge nº 270 del 21 dicembre 2005″, altrimenti detta Legge Porcata. Porcellum, per gli amici.
E’ il nostro sistema elettorale, che conoscete bene e che ci impone di scegliere solo il nome del partito, senza sapere chi effettivamente andrà a rappresentarci in Parlamento. E se si sceglie un partito “di contorno”, c’è il rischio pure che non si mangi o che si spizzichi solo qualcosina. Un palliativo, insomma.
Che ne dite?
Non sarebbe ora di cambiarla, questa legge?
Ci scegliamo noi gli ingredienti che andranno a comporre il nostro piatto parlamentare?
Oppure va bene questo sistema di “scelta”?
Sta a noi decidere.